La copertina dell’Internazionale questa settimana recita “Internet ergo sum”: ma credo che sul rapporto tra pensiero e rete qualche domanda ce la siamo fatta in molti.
Al Veneziacamp 2009, un esempio di evento nato grazie alla rete, è stato inevitabile affrontare il tema: assistevo alla contemporaneità degli input che ciascuno sperimentava, ed ero sbalordita. Era del tutto normale ascoltare una presentazione mentre si continuava tranquillamente a navigare in rete e a rispondere in chat all’amica curiosa della foto appena caricata su filckr. Il paradiso del multitask. Ma a quale prezzo? Quante delle informazioni assorbite in questa entropia cognitiva restano davvero? Quale profondità possono raggiungere se nascono e crescono dove l’attenzione ha i secondi contati?
Fino a poco tempo fa avrei puntato il dito contro: istintivamente – o forse culturalmente, visto che non sono una nativa digitale- condannavo una forma così distratta e poco centrata di condivisione; ancora una volta la rete era uno strumento di distrazione.
Ad oggi, dopo qualche mese di eventi dello stesso tipo e soprattuto l’esperienza stessa di Geekagenda, ho alcuni elementi in più che non posso non tenere in considerazione: il mio cervello è diventato più elastico. E più flessibile. Come molti degli scienziati che hanno risposto alla domanda del settimanale Edge, sono convinta anche io che Internet educhi all’incertezza. Ed è un bene. Che sia mettere in discussione una notiza cercando altre fonti, o voler verificare in tempo reale un’informazione che non riusciamo a ricordare: il punto è che la rete ha praticamente ridotto al minimo il concetto di univocità. Kevin Kelly in particolare, associa incertezza a fluditià e afferma:
Cambio opinione più spesso. I miei interessi nascono e muoiono rapidamente. Sono meno interessato alla Verità e più alle Verità. […] Il progredire lento e graduale di una scienza imperfetta mi sembra l’unica strada possibile.
Un grandissimo esercizio per ricordarsi di mettersi in discussione. Continuamente.
Ma c’è dell’altro. Internet ha portato una nuova forma di aggregazione: può rimanere virtuale o continuare in un barcamp, può restare appesa al microblogging di twitter o trasformarsi in un progetto professionale, comunque la comunicazione internauta conosce meno barriere legate all’età, alla latitudine o al lavoro che ci caratterizzano. E’ democratica e rifiuta dogmi di qualsiasi sorta. E’ uno strumento che svincola e libera . A tale proposito, è stato persino coniata una definizione presente in Wikipedia.
Network neutrality (also net neutrality, Internet neutrality) is a principle proposed for user access networks participating in the Internet that advocates no restrictions on content, sites, or platforms, on the kinds of equipment that may be attached, and on the modes of communication allowed.(La neutralità della rete è un principio proposto per l’accesso degli utenti alle reti Internet che non ammette restrizioni su contenuti, siti o piattaforme, sul tipo di equipaggiamento che vi può essere attacato, e sui tipi di comunicazione permessi).
E’ questa neutralità che permette a chiunque di poter modellare l’universo che Internet mette a disposizione secondo i propri poli di energia, e trovare compatibilità di ogni sorta.
Infine, sulla profondità o meno delle informazioni ricevute in questa contemporaneità di input, ho scoperto che in realtà esiste ed è raggiunta ogni qualvolta un argomento o un’ idea ci interessa davvero: il resto continua a scorrere, proprio come succede utilizzando anche un solo canale di comunicazione.
Ovviamente, di aspetti negativi ce ne sono: dalla dipendenza che la navigazione spesso genera (cfr Internet Attention Deficit Disorder) ai fenomeni di violazione che l’anonimato comporta. Ma la rete è creata dalle persone, si plasma su di loro: e l’uomo è fatto anche di compulsività, di prevaricazione. Come per ogni altra cosa, è l’uso che si fa di uno strumento o di una conoscenza a determinarne il valore.


